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Frequently Asked Questions sull'amianto

 

In questa pagina è presente un elenco di domande e risposte sul tema amianto per chiarire meglio alcuni dubbi o rispondere a quesiti posti dai nostri clienti. Qualora la domanda di tuo interesse non fosse presente, puoi contattarci mediante l’apposito modulo per fugare ogni tua perplessità.

Quando parliamo di asbesto, più comunemente chiamato amianto, ci riferiamo ad un gruppo di minerali (silicati) di aspetto fibroso fra cui troviamo l’Antofillite, il Crisotilo (amianto bianco), la Tremolite, la Crocidolite (amianto blu), l’Amosite (amianto bruno), l’Actinolite (DPR 215/88).
Grazie alla sua struttura composta da fibre estremamente sottili ed addensate, l’amianto è un material molto resistente ed al tempo stesso flessibile. Resiste inoltre al fuoco (ed al calore), all’abrasione, all’usura ed all’azione di agenti chimici e biologici. Tra le varie caratteristiche che per l’appunto l’hanno reso, purtroppo, un materiale molto utilizzato in edilizia, spiccano le proprietà termoisolanti e fonoassorbenti, oltre ad avere una buona capacità di legame con materiali da costruzione.

Sviluppato alla fine dell‘ottocento, il brevetto del fibrocemento, ovvero del composto cemento-amianto è del 1901 e porta la firma dell’ingegnere austriaco Hatschek, un materiale che egli stesso chiamò Eternit – con riferimento al latino aeternitas, «eternità», per rimarcarne la sua elevata resistenza; in Svizzera la sua produzione prende il via nel 1903 mentre in Italia nel 1907 col primo stabilimento Eternit di Casale Monferrato.

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Brevetto
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Niederurnen
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Casale Monferrato

Essendo un material a basso costo, con il pregio di un’estrema versatilità, inizialmente veniva utilizzato principalmente per elementi di copertura ma ben presto le aree di applicazione si moltiplicarono: tubi a pressione (cemento-amianto) per la rete idrica cittadina, guaine per la coibentazione, isoltanti termici a spruzzo, per la coibenzazione di mezzi di trasporto (quali autobus, treni e navi), ed anche nel settore tessile per il confezionamento di tute protettive antifuoco, coperte spegnifiamma anche se tutt’oggi lo si ricorda maggiormente per un massiccio uso nell’edilizia attraverso l’uso delle lastre ondulate per la copertura di capannoni industriali proprio perchè ne abbiamo purtroppo ancora viva la testimonianza (con annessi pericoli).

Nonostante vi furono già negli anni ’60 le prime scoperte sulla tossicità delle polveri d’amianto, la legge N. 257 che pose ufficialmente fine all’utilizzo dell’amianto fu promulgata solo nel 1992, quasi trent’anni dopo i primi accertamenti sulla elevata pericolosità per la salute.

Le fibre di amianto, inalate o ingerite, penetrano nel corpo e si depositano negli alveoli polmonari (amianto nei polmoni), oltre che negli altri organi, provocando infiammazioni che possono degenerare in cancro o tumore, asbestosi e mesotelioma (alla pleura, al peritoneo al pericardio e alla tunica vaginale del testicolo), oltre al tumore della laringe, cancro alla vagina, del colon, malattie stomaco e altre neoplasie.

Solitamente, chi ha una certa esperienza nel settore, riesce a comprendere se un’opera è stata realizzata con amianto (si può anche fare riferimento al marchio, se presente) ma l’unico modo per cui si ha certezza sono le analisi chimiche da effettuare in appositi laboratori specializzati al fine di fugare ogni dubbio sulla presenza o meno di fibre di amianto.

La bonifica dell’amianto in un edificio privato è un onere che grava totalmente sul proprietario che deve far appurare lo stato del manufatto e la condizione dell’amianto che può presentarsi in configurazioni compatte o friabili.

Nei casi in cui l’amianto è compatto (ed all’interno di un edificio che non presenta condizioni di degrado) non scatta alcun obbligo di comunicazione per il proprietario poiché non è presente (o altamente improbabile) il rischio di respirare fibre/polveri dannose per la salute.

Questa è la condizione peggiore poiché in questo stato l’amianto ha perso la sua caratteristica compattezza iniziale elevando il rischio di inalabilità delle polveri portatrici delle gravi malattie precedentemente indicate. In tal caso, come prescritto dalla legge, l. 27 marzo 1992, n. 257, il proprietario è tenuto a comunicarlo con la massima solerzia all’Azienda Sanitaria Locale di riferimento o all’amministratore nel caso di un condominio.

L’ASL effettua i sopralluoghi soltanto nell’ambito delle attività di accertamento e controllo di propria competenza.

L’amianto, precedentemente inertizzato e confezionato, viene prima conferito ad una discarica autorizzata a ricevere tali materiali che qualora non fosse autorizzata al sotterramento definitivo dovrà provvedere ad inviarlo per un corretto smaltimento. E’ bene infatti precisare che l’amianto non può essere recuperato bensì solo smaltito.

L’amianto è pericoloso solamente per gli operatori che effettuano la manutenzione di impianti e strutture all’interno del confinamento oppure nel caso di danneggiamento dello stesso amianto.

Nel caso in cui il singolo cittadino decidesse di procedere autonomamente alla rimozione dell’amianto deve adeguarsi strettamente alle norme imposte dalla legge e smaltire i manufatti in luoghi idonei, altrimenti risulta passibile di sanzioni. E’ bene ricordare che dovranno essere attuate tutte le misure necessarie affinchè gli interventi di rimozione non comportino la diffusione di fibre nocive alla propria salute e quella altrui. Ci sentiamo pertanto di sconsigliare vivamente procedure di rimozione fai da te.

FOCUS

Dal 1993 al 2012
21.463 casi di mesotelioma

Circa 370 mila edifici
con presenza di amianto

Oltre 5.000 decessi
all’anno in Italia causa amianto

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